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Turismo da record per il 54% delle imprese: trainano gli alberghi, frenano i negozi

L’estate che tarda ad arrivare è attesa con fiducia dai commercianti romani. In particolare da quelli che lavorano nel turismo: ristoranti e alberghi. Dopo una primavera con il segno positivo, infatti, i mesi di giugno, luglio e agosto, oltre al caldo portano con sé un’ondata di ottimismo. La fiducia delle imprese sull’andamento dell’economia in generale è migliorato già con l’inizio dell’anno.

Poi, però, c’è quello che ogni singolo imprenditore si aspetta dalla propria attività: già a marzo (e cioè per il primo trimestre dell’anno) l’indicatore congiunturale era del 48 (con un’impresa su cinque che vedeva un miglioramento del proprio business), mentre per l’estate si arriva al 52, il che si può semplificare dicendo che più di un esercente su due guarda ai prossimi mesi come un buon periodo per i propri affari. I più ottimisti sono i ristoratori, ma c’è fiducia anche in chi lavora nel turismo, nei servizi alle imprese e alla persona e nel commercio alimentare. Più tiepido, invece, chi vende abbigliamento.

Positività che si ritrova anche sul fronte dei ricavi: addirittura le imprese romane pensano di guadagnare di più rispetto al resto del Paese. L’indicatore qui si attesta sul 54 e, ancora una volta, a trainare il buonumore è il turismo: l’alta stagione, infatti, porterà tanti turisti, le stime dicono che sarà un estate da record.

Più lavoro e quindi più dipendenti: in salita anche i dati relativi all’occupazione (53 per cento per giugno) sempre con gli alberghi a farla da padroni, ma anche gli altri settori assumeranno. E infatti, un esercente su quattro ha cercato personale nell’ultimo anno: di questi, pero, più della metà hanno avuto difficoltà a trovare. I motivi? Nella stragrande maggioranza dei casi, gli imprenditori non hanno incontrato candidati che avessero le competenze richieste; ma c’è chi (23,5 per cento) non ha trovato perché gli orari di lavoro venivano ritenuti troppo pesanti o (22,1) la paga troppo bassa. Poi, ancora, hanno influito lo scarso appeal delle mansioni, la concorrenza, welfare e benefit insufficienti e l’eccessiva distanza. Tutto questo ha un peso sulla salute del business: la difficoltà a reperire personale per il 46,1 per cento della aziende significa meno ricavi, per il 26 la mancata crescita dell’attività.

Note dolenti, invece, sul fronte delle forniture. Così come nel primo trimestre, anche per i mesi a venire, non ci si attende che i prezzi calino, ma le imprese cercano di fronteggiare l’emergenza: una su due non ha aumentato i tempi di pagamento e non prevede di farlo. Si vede qualche luce in fondo al tunnel, invece, sulla liquidità, in leggero miglioramento. E, va segnalato, cala il numero di aziende che hanno chiesto credito. Di queste, una su due ha visto soddisfatta la propria richiesta, anche se peggiora la curva dell’irrigidimento. C’è un dato sul credito incoraggiante: più di un imprenditore su 4 ha chiesto finanziamenti per effettuare investimenti in azienda. Il 57,7 per cento aveva invece bisogno di liquidità, mentre solo un 15,5 per cento ha cercato denaro per ristrutturare un debito.

Infine l’inflazione. La metà delle imprese romane del terziario dichiarano di non avere alzato i prezzi, mentre l’altra parte è stata costretta a farlo, seppure, a loro avviso, in misura inferiore rispetto all’aumento dei costi. Ed è per questo che il carovita si riflette, stando ai dati di Confcommercio Roma elaborati da Format Research, su una riduzione dei margini (33,1 per cento) e dei ricavi (31,6 per cento). E per fare fronte alle spese, le aziende hanno ridotto la quantità delle forniture (41,2 per cento) e gli investimenti (36,8). Tanti, quasi la metà, manterranno fede a quanto programmato, mentre il 35,7 per cento rimanderà. La percentuale di chi, invece, ha deciso di abbandonare gli investimenti si attesta sul 15 per cento. Una delle voci di intervento principale è l’efficientamento energetico (una azienda su 5) mentre altre sono alle prese con lo smaltimento dei rifiuti. Tante anche le aziende che hanno deciso di lanciarsi sul digitale: il 28 per cento lo ha come obiettivo entro la fine del 2023. Qualcun altro ha deciso di comprare nuova strumentazione, di investire in consulenza e formazione odi rinnovare i locali.

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