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Impatto dell’inflazione: cosa sta accadendo alle imprese terziarie del territorio romano

L’aumento dei costi dei fornitori ha costretto le imprese di Roma Capitale alla modifica dei piani d’azione del 2023. Tagli importanti soprattutto sugli investimenti inerenti alla sostenibilità e la digitalizzazione.

I dati emersi dallo studio dell’Osservatorio Economico Confcommercio Roma del mese di maggio 2023 mostrano un settore terziario in stato di stallo.

A dimostrarlo sono, ad esempio, le reazioni poco adattive delle imprese del territorio di Roma Capitale nel 2022, in seguito all’aumento del costo dei fornitori: il 43,4% degli esercizi ha infatti lasciato invariati i propri prezzi; il 10,6% e il 18% delle imprese hanno, in misura da molto inferiore a leggermente, aumentato i propri prezzi di vendita rispetto all’aumento dei costi subiti; solo il 28% ha aumentato effettivamente i propri prezzi di vendita in modo relativamente proporzionale.

Tali decisioni che impatti avranno nei prossimi mesi?

Ciò che sta accadendo adesso è una sostanziale riduzione dei margini (33,1%) e una conseguente riduzione dei ricavi (31,6%). Segue poi una riduzione della clientela (17,5%), un peggioramento delle disponibilità della liquidità, una diminuzione delle forniture in termini di quantità, assortimento e gamma, variamenti negli investimenti programmati e, per finire, la riduzione del proprio organico.

Le imprese terziarie romane adotteranno misure atte a fronteggiare l’aumento dei costi così da contrastare le difficoltà riscontrate nella catena produttiva in seguito alle varie modifiche subite.

Dato interessante è, però, che non tutte agiranno secondo le stesse modalità. Infatti, stando sempre ai dati raccolti da Confcommercio Roma, il 55,7% delle imprese non è intenzionata a mettere in atto nessuna misura di sopravvivenza, rispetto al 44,3% che intende combattere l’aumento dei costi dei fornitori andando ad implementare alcune misure quali:

  • Diminuzione delle forniture (41,2%)
  • Riduzione degli investimenti programmati (36,8%)
  • Cambio dei fornitori (20,1 %)
  • Riduzione del personale (12,3%)

Sono proprio gli investimenti programmati, però, a subire i cambiamenti maggiori.

Partendo del presupposto importante che il 66,6% delle imprese non aveva pianificato degli investimenti, il restante 33,4% attuerà una gestione differente.

Infatti, solo il 30,5% di questi ultimi effettuerà le spese programmate, il 18,8 % ne effettuerà solo in parte e il 14,9% e il 35,7% rispettivamente rinunceranno o rimanderanno gli investimenti programmati per l’anno in corso.

Investimenti che intenzionalmente avrebbero dovuto coinvolgere diversi aspetti della vita delle imprese.

In primo luogo, la sostenibilità: circa il 20% delle imprese di Roma Capitale ha in programma interventi strutturali per l’efficientamento energetico, l’ottenimento di certificazioni di gestione ambientale e/o sociale e la riduzione dello smaltimento dei rifiuti.

Segue poi la digitalizzazione della comunicazione (28%), del rapporto con i clienti e fornitori e la gestione dei processi interni.

Sono inclusi inoltre investimenti di vario genere (attuati dal 36,4% delle imprese) quali l’acquisto di nuova strumentazione, consulenza e formazione, ristrutturazione dei locali o affitto e acquisito di nuovi.

 

I dati riportati nel testo emergono da un’indagine campionaria rivolta ai cittadini di età superiore ai 18 anni residenti nella città di Roma realizzata da Confcommercio Roma in collaborazione con l’Istituto di ricerca Format Research. 

 

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