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AGENZIA DELLE ENTRATE – WELFARE AZIENDALE E RIMBORSO DELLE SPESE SOSTENUTE DAI DIPENDENTI PER ATTIVITA’ SPORTIVA DEI FIGLI

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 144/E del 3 luglio 2024, risponde ad un quesito in merito alla possibilità di erogare, sottoforma di welfare, il rimborso delle spese per attività sportive svolte dai figli dei dipendenti all’interno di circoli sportivi e palestre o anche all’interno di istituti scolastici e se tale erogazione possa rientrare nell’ambito applicativo delle iniziative di welfare aziendale escluse da imposizione fiscale ai sensi dell’articolo 51, comma 2, lettera f-­bis), del TUIR, quale prestazione di educazione e istruzione.

La Società istante (di seguito, la Società o l’Istante) rappresenta di aver sottoscritto in sede sindacale un  accordo  sul  premio  di  risultato,  dando  la  possibilità  ai  propri dipendenti di convertire, in tutto o in parte, il premio in beni e servizi previsti dal Piano di Welfare, tramite l’utilizzo di una piattaforma web. L’Istante  ha inoltre rappresentato che intende rimborsare le spese per attività sportive svolte dai figli dei dipendenti all’interno di circoli sportivi e palestre o anche all’interno di istituti scolastici ma il soggetto erogatore del servizio sarebbe sempre l’associazione sportiva che eroga corsi annuali (es. corso di tennis bisettimanale).

Ciò premesso, l’Istante chiede se le predette spese possano rientrare nell’ambito applicativo delle iniziative di welfare aziendale escluse da imposizione fiscale ai sensi dell’articolo 51,  comma  2,  lettera  f­bis),  del TUIR quale prestazione di educazione e istruzione.

L’Agenzia delle entrate, in via preliminare, ribadisce che l’articolo 51, comma 1, del Tuir prevede che costituiscono reddito di lavoro dipendente «tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro». Secondo quanto definito dalla la citata lettera f­-bis), come da ultimo modificata dal comma 190 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente «le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari indicati nell’articolo 12, dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché perla frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari».

Data l’ampia formulazione della lettera f­bis), sono riconducibili alla norma il servizio di trasporto scolastico, il rimborso di somme destinate alle gite didattiche, alle visite d’istruzione ed alle altre iniziative incluse nei piani di offerta formativa scolastica nonché l’offerta anche sotto forma di rimborso spese di servizi di baby­sitting.

Per quanto concerne le modalità di erogazioni delle prestazioni, l’attuale formulazione della lettera f­bis) conferma la possibilità che il datore di lavoro eroghi i servizi di educazione ed istruzione direttamente o tramite terzi, nonché attraverso la corresponsione ai dipendenti di somme di denaro da destinare alle finalità indicate anche a titolo di rimborso di spese già sostenute, sempreché acquisisca e conservi la documentazione comprovante l’utilizzo delle somme da parte del dipendente coerentemente con le finalità per le quali sono state corrisposte.

In generale, con riferimento ai rimborsi per le spese sostenute per l’attività sportiva praticata dai familiari di cui all’articolo 12 del Tuir, l’Amministrazione Finanziaria, ha chiarito che detti rimborsi non rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo  51,  comma  2,  lettera  f­bis), del Tuir in quanto tale disposizione, come precisato anche dalla circolare n. 28/E del 2016, condiziona la non concorrenza al reddito  di lavoro  dipendente  delle  somme  e  dei  servizi  per la  fruizione  di  prestazioni  aventi finalità  di  «educazione  e  istruzione,  ludoteche,  centri  estivi  e  invernali  da  parte  dei familiari dei dipendenti, e per borse di studio a favore dei medesimi familiari».

In altri termini, tale disposizione riguarda i servizi di educazione e istruzione resi nell’ambito scolastico e formativo, compresi i relativi ”servizi integrativi”. Ne consegue  che le  spese  per l’attività  sportiva  praticata  dai  familiari,  solo  se svolte nell’ambito di ”iniziative incluse nei piani di offerta formativa scolastica” possono rientrare nell’esclusione prevista dell’articolo 51, comma 2, lettera f­bis), del Tuir.

Nella fattispecie in esame, la Società ha dichiarato che «intende rimborsare le spese per attività sportive svolte dai figli dei dipendenti all’interno di circoli sportivi e palestre o anche all’interno di istituti scolastici ma il soggetto erogatore del servizio sarebbe sempre l’associazione sportiva che eroga corsi annuali (es. corso di tennis bisettimanale). In  tale  ipotesi,  dunque,  l’attività  sportiva  non  risulta  essere  svolta  nell’ambito di  ”iniziative incluse  nei  piani  di  offerta formativa  scolastica”  e,  pertanto,  sulla  base di  quanto  sopra  esposto,  le  somme  rimborsate  dal  datore  di  lavoro  devono  essere assoggettate a tassazione ai sensi dell’articolo 51, comma 1, del Tuir.

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISPOSTA 144/2024

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